La tassazione degli utili d'esercizio e la disciplina transitoria

Dott. Roberto Marchitelli - Adviser

Come noto, da inizio anno il Legislatore ha messo mano ancora una volta al regime di tassazione degli utili d’esercizio, prevedendo l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 26% - già vigente per le partecipazioni non qualificate - anche per le partecipazioni qualificate le quali in precedenza erano soggette ad una tassazione progressiva IRPEF su una base imponibile parziale nella misura del:

  • 40% per gli utili prodotti fino al 31 dicembre 2007 (periodo in cui l’aliquota IRES era al 33%)

  • 49,72% per gli utili prodotti dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2016 (periodo in cui l’aliquota IRES era al 27,5%)

  • 58,14% per gli utili prodotti a partire dal 1° gennaio 2017 (periodo in cui l’aliquota IRES è al 24%).

Giova qui ricordare che sono considerate qualificate le partecipazioni che rappresentano una partecipazione di diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria superiore al 20% (2% nel caso di società quotate) ovvero al 25% (5% nel caso di società quotate) del capitale o del patrimonio sociale.

La nuova disciplina ed il regime transitorio

Con l’introduzione della nuova normativa, pertanto, agli utili maturati a partire dal 1° gennaio 2018 da persone fisiche non in regime di impresa in relazione a partecipazioni qualificate sarà applicata un’imposta sostitutiva del 26%.

Conseguentemente gli utili corrisposti a persone fisiche per partecipazioni detenute in regime di impresa e quelli corrisposti a società di persone e ad enti non commerciali continuano a concorrere alla formazione del reddito complessivo nelle percentuali sopra indicate.

Il Legislatore nel formulare la nuova disciplina ha stabilito, tuttavia, un apposito periodo transitorio - allo scopo di rendere più graduale il passaggio tra le diverse normative - durante il quale agli utili prodotti fino al 2017, la cui distribuzione sia deliberata dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2022, continueranno ad applicarsi le percentuali previste dal regime previgente.


Diversamente, agli utili prodotti fino al 2017, la cui distribuzione sia deliberata dal 1° gennaio 2023 sarà applicata definitivamente la ritenuta del 26%, in modo analogo agli utili prodotti a decorrere dal 2018 a cui verrà applicata la medesima ritenuta.


Dubbi interpretativi permangono ancora, invece, riguardo agli utili prodotti fino al 2017, la cui distribuzione sia stata deliberata entro il 31 dicembre 2017 e la cui corresponsione non sia ancora avvenuta a tale data. A questi, infatti, il tenore letterale della norma (commi 1005 e 1006 della Legge n. 205/2017) sembra non estendere il regime transitorio.


In definitiva, agli utili conseguiti a partire dal 1° gennaio 2018 e distribuiti dal 2019 si applicheranno le seguenti disposizioni:

  • persone fisiche non in regime di impresa: ritenuta a titolo di imposta pari al 26% (gli utili non confluiranno nella dichiarazione dei redditi della persona fisica, essendo tassati a titolo definitivo in capo alla società che li eroga);

  • società di persone e persone fisiche operanti in regime di impresa: tassazione progressiva IRPEF sulla base imponibile del 58,14% e quindi esente per il 41,86% (su detta base imponibile si applicheranno le aliquote ordinarie previste per i soggetti IRPEF);

  • società di capitali ed altri soggetti IRES: base imponibile pari al 5% e quindi esenzione del 95%.

Percentuali a confronto

Rimane da chiedersi se uniformare la tassazione degli utili di partecipazioni qualificate e non qualificate sia in effetti un vantaggio o uno svantaggio.


Per rispondere a questa domanda e comprendere se la disciplina transitoria può costituire una valida exit way o “via di fuga” temporanea con cui applicare le regole del regime previgente previsto per gli utili maturati fino al 31.12.2017, è opportuno eseguire alcune valutazioni di convenienza.


Questa scelta, infatti, può risultare più conveniente dal punto di vista fiscale per i contribuenti con reddito imponibile inferiore a 75mila euro, ai quali si applicano aliquote IRPEF inferiori al 43%.

Un socio con reddito superiore a 75mila euro, invece, per esempio a Padova nel 2018 raggiunge una tassazione complessiva del 44,93% (IRPEF pari al 43%, oltre all’addizionale regionale pari all’ 1,23% e quella comunale pari allo 0,7%). Quindi, in base al regime previgente, sarà inciso nel seguente modo:

  • 17,97% per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007 (vale a dire 40% x 44,93%);

  • 22,34% per gli utili prodotti dal 2008 e fino al 31 dicembre 2016 (vale a dire 49,72% x 44,93%);

  • 26,12% per gli utili prodotti 2017 (vale a dire 58,14% x 44,93%).

È evidente che, eccetto che per gli utili prodotti nel 2017 per i quali le percentuali di tassazione sostanzialmente si equivalgono, l’applicazione delle percentuali previgenti può risultare più conveniente in relazione agli utili prodotti fino al 31 dicembre 2016.


Tuttavia, fermo restando che le variabili da considerare possono essere molteplici, va anche osservato che nelle regioni e le province in cui le addizionali IRPEF sono maggiori potrebbe crescere leggermente la convenienza del nuovo sistema di tassazione.

Sarà necessaria pertanto una pianificazione oculata che aiuti a valutare attentamente la convenienza di avvalersi della normativa provvisoria rispetto alla nuova disciplina introdotta e ciò al fine di contemperare le esigenze dei soci di perseguire un vantaggio individuale in termini di risparmio di imposta quando percepiscono gli utili, con la necessità per la società che li eroga di mantenere comunque un patrimonio adeguato al proprio core business.


Dott. Roberto Marchitelli

Dottore Commercialista con esperienza nel settore societario ed aziendale

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